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Mi corre l'obbligo di segnalare un'intervista che secondo me tutti dovremmo ascoltare e un testo che - sempre secondo me - tutti dovremmo leggere. I confronti con certi personaggi di casa nostra verranno spontanei.
Io sono pigro.
La macchina fotografica ce l'avevo, ma l'ho portata in Fiera solamente due volte, il primo giorno e l'ultimo, e non ho scattato quasi per niente. Poi, a casa, non le ho neppure scaricate nel PC fino a stasera. Comunque, quelle poche che ho scattate sono qui.
Il mio primo impatto con la cucina cino-malese fu positivo da un lato, ma alquanto imbarazzante dall'altro.
Avrei potuto avere una guida esperta e piacevole (a bordo dell'aereo avevo fatto conoscenza con una hostess accompagnatrice di una comitiva di turisti, di nome Mariapia, la quale aveva trovato il modo di farmi sapere con discrezione qual era il suo albergo e il programma per la serata del gruppo), ma la coscienza - che, naturalmente, ancora maledico - non mi permise di abbandonare il collega che era con me, anche lui al suo primo viaggio di lavoro nel sud-est asiatico; e cosi' io e il collega cenammo in un ristorante di lusso al centro.
Sichuan sea-food: pesce e crostacei freschissimi da scegliere ancora vivi dall'acquario. E tutto strettamente cinese: niente posate, solo le classiche bacchette. Nessun problema per il classico "appetizer" iniziale: i peperoncini in salsa di soia erano gia' tagliati a tocchetti di misura giusta per poterli maneggiare con le bacchette.
Rinfrancato da cio', ordinai in tutta incoscienza dei "tiger prawns", cioe' dei grossi gamberoni tigrati.
Quando arrivarono, mi accinsi con rassegnazione e buona volonta' al difficile compito di liberarli dal carapace usando le bacchette, ma
dopo un po' che ero intento a quel compito cosi' impegnativo, il mio collega mi fece discretamente notare che tutte le graziose camerierine cinesi del locale si erano raccolte in un angolo del locale, mi guardavano e parlottavano tra loro ridendo.
Evidentemente, stavo facendo qualcosa che dal loro punto di vista era molto buffo.
Guardandomi intorno, mi resi conto che tutti gli avventori di quel ristorante - peraltro molto chic - che avevano ordinato crostacei, li mangiavano tranquillamente con le mani, e se non ricordo male, deponevano le bucce sulle candide tovaglie, a fianco dei piatti di finissima porcellana. Con imbarazzo, ma affettando disinvoltura, mi adeguai all'istante, e le camerierine ripresero in tutta serieta' a servire ai tavoli.