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Nel novembre del 2005, sottolineavo come la crescita del prezzo dell'oro (allora a 500 dollari l'oncia) fosse un segno premonitore del fallimento della politica economica cosiddetta ultraliberistica (in realta' ultramonopolistica). Oggi (Ansa) il prezzo dell'oro tocca il nuovo record di 855 dollari l'oncia. La corsa al bene rifugio per eccellenza continua, le previsioni sono nere, la sfiducia cresce. Non si puo' mantenere il mercato se contemporaneamente si impoveriscono i consumatori. Sembra banale, eppure - nonostante il tragico esempio del 1929 - ci stiamo ricascando nuovamente: il capitale strangola l'economia e - in ultima analisi - anche se stesso.
Il commento di artu72 al mio post di mercoledì 1 novembre a proposito del nucleare civile evidenzia la separazione di posizioni da un lato tra chi ha fatto studi abbastanza approfonditi (come il sottoscritto) o molto approfonditi (come artu72) su materia ed energia e il "sentire popolare" dall'altro. Ma va sottolineato che al di là delle paure diffuse esiste un'altra paura, basata questa su dati oggettivi. E chi ha questa paura è fortemente motivato ad alimentare quella "popolare". Si tratta della paura dell' indipendenza energetica (e quindi economica) delle nazioni che attualmente non hanno accesso al petrolio se non pagandolo in dollari. Attualmente il sistema economico mondiale è fondato sul cosiddetto petrodollaro, cioè sul fatto che le transazioni commerciali sui prodotti petroliferi sono fatte in dollari. Ciò ha permesso alla banca nazionale USA di sganciarsi dal vincolo della parità aurea e di stampare una immensa quantità di dollari che sono garantiti soltanto dal fatto che sono necessari a paesi come India, Cina e tanti altri (compresi noi) per l'acquisto dell'energia. L' eventuale indipendenza energetica delle nazioni farebbe diminuire questa necessità di dollari, causando una spirale inflattiva di portata mondiale che manderebbe gli USA in bancarotta (e non sarebbe priva di effetti domino su tutte le Borse mondiali). "Morto io, si mescolino pure terra e fuoco:
Una reazione a catena economica che investirebbe l'intero pianeta: uno scenario ben più terrificante di qualsiasi Chernobyl, Hiroshima, Nagasaki messe assieme. Di contro alllo scenario di un disastro economico mondiale però esiste il fatto incontrovertibile che questa dipendenza dal petrolio non è più sostenibile e questo sistema economico è comunque agli sgoccioli e va necessariamente abbandonato. Sul come e sul quando (che avrebbe dovuto essere "ieri") si continua a discutere, Con pochi fatti e molte parole, e purtroppo in qualche caso la parola è stata affidata alle armi.
Il resto, come le armi di distruzione di massa di Saddam, come la lettura di comodo delle parole di Ahmadinejad, come i supposti pericoli del nucleare civile, sono fuffa per cercare un consenso popolare che permetta di rimandare la soluzione del problema e di mantenere lo status quo il più a lungo possibile.
"Dopo di me, il diluvio" - disse re Luigi XV di Francia. E il diluvio al quale alludeva, puntualmente arrivò.
Ma forse rendono meglio il concetto questi due versi, frammento di una sconosciuta tragedia greca:
ἐμοῦ θανόντος γαῖα μιχθήτω πυρί·
οὐδὲν μέλει μοι· τἀμὰ γὰρ καλῶς ἔχει.
non mi importa, per i miei affari va bene così."
Quando si parla o si legge di usi e abusi delle fonti energetiche - più o meno "pulite", più o meno "rinnovabili - capita con una frequenza più che notevole di sentire opinioni basate piu' su falsi miti che non su osservazioni critiche di dati tecnici. E questo è allarmante, perchè dimostra quanto sia facile - nella media e nei media - creare, crearsi e sostenere delle opinioni anche laddove non bisognerebbe discostarsi dai fatti.
Ed ecco qualche esempio.