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Mentre scrivo, Il blog del ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni è chiuso "per aggiornamento".
Secondo quanto riportato da Punto Informatico, ciò potrebbe essere conseguenza della presa di coscienza del fatto che il blog stesso del ministro non è immune dalla presenza di porno-spam. Cio' non è dovuto a contestazione in conseguenza delle recenti prese di posizione a proposito di una presunta responsabilita' dei gestori di un sito ove siano consentite partecipazioni aperte al pubblico, in quanto pare che il porno-spam sia iniziato a comparire da diversi mesi.
Non che le posizioni espresse dal Ministro - tuttavia - non siano piu'che contestabili, specie quando critica il lavoro dei nostri esperti al Forum di Atene del mese scorso, definendo la proposta "Una Costituzione per Internet" come "troppo complicata". O quando rifiuta la direttiva comunitaria europea che sancisce la non responsabilita' del gestore del sito per contenuti direttamente pubblicati dagli utenti, limitandone la responsabilita' alla rimozione di detti contenuti dietro richiesta del giudice. O ancora quando annunciando misure restrittive, dice che le modalita'attuative non sono affar suo ("Saranno i tecnici a trovare la soluzione").
Ed ecco quindi che lo stesso ministro si ritrova nelle stesse condizioni di un gestore di sito che si trova pubblicati nel suo sito, da parte di terzi, contenuti osceni.
Che fine fara' quindi il blog di Fioroni? Dato che lui stesso sostiene che il gestore del sito va considerato responsabile - al pari di un direttore di giornale - dei contenuti anche pubblicativi da terzi, dovra' scegliere tra il filtraggio preventivo (perdendo cosi' in credibilità perchè nulla più garantisce la liberta' dei commenti) e la chiusura definitiva del blog (perdendo cosi' un contatto importante con i cittadini).
Del tutto condivisibile la critica espressa in forma di lettera aperta da Alessandro Marescotti di Peacelink, docente di scuola media superiore e conoscitore approfondito della Rete.
Il commento di artu72 al mio post di mercoledì 1 novembre a proposito del nucleare civile evidenzia la separazione di posizioni da un lato tra chi ha fatto studi abbastanza approfonditi (come il sottoscritto) o molto approfonditi (come artu72) su materia ed energia e il "sentire popolare" dall'altro. Ma va sottolineato che al di là delle paure diffuse esiste un'altra paura, basata questa su dati oggettivi. E chi ha questa paura è fortemente motivato ad alimentare quella "popolare". Si tratta della paura dell' indipendenza energetica (e quindi economica) delle nazioni che attualmente non hanno accesso al petrolio se non pagandolo in dollari. Attualmente il sistema economico mondiale è fondato sul cosiddetto petrodollaro, cioè sul fatto che le transazioni commerciali sui prodotti petroliferi sono fatte in dollari. Ciò ha permesso alla banca nazionale USA di sganciarsi dal vincolo della parità aurea e di stampare una immensa quantità di dollari che sono garantiti soltanto dal fatto che sono necessari a paesi come India, Cina e tanti altri (compresi noi) per l'acquisto dell'energia. L' eventuale indipendenza energetica delle nazioni farebbe diminuire questa necessità di dollari, causando una spirale inflattiva di portata mondiale che manderebbe gli USA in bancarotta (e non sarebbe priva di effetti domino su tutte le Borse mondiali). "Morto io, si mescolino pure terra e fuoco:
Una reazione a catena economica che investirebbe l'intero pianeta: uno scenario ben più terrificante di qualsiasi Chernobyl, Hiroshima, Nagasaki messe assieme. Di contro alllo scenario di un disastro economico mondiale però esiste il fatto incontrovertibile che questa dipendenza dal petrolio non è più sostenibile e questo sistema economico è comunque agli sgoccioli e va necessariamente abbandonato. Sul come e sul quando (che avrebbe dovuto essere "ieri") si continua a discutere, Con pochi fatti e molte parole, e purtroppo in qualche caso la parola è stata affidata alle armi.
Il resto, come le armi di distruzione di massa di Saddam, come la lettura di comodo delle parole di Ahmadinejad, come i supposti pericoli del nucleare civile, sono fuffa per cercare un consenso popolare che permetta di rimandare la soluzione del problema e di mantenere lo status quo il più a lungo possibile.
"Dopo di me, il diluvio" - disse re Luigi XV di Francia. E il diluvio al quale alludeva, puntualmente arrivò.
Ma forse rendono meglio il concetto questi due versi, frammento di una sconosciuta tragedia greca:
ἐμοῦ θανόντος γαῖα μιχθήτω πυρί·
οὐδὲν μέλει μοι· τἀμὰ γὰρ καλῶς ἔχει.
non mi importa, per i miei affari va bene così."
Mi corre l'obbligo di segnalare un'intervista che secondo me tutti dovremmo ascoltare e un testo che - sempre secondo me - tutti dovremmo leggere. I confronti con certi personaggi di casa nostra verranno spontanei.
Quando si parla o si legge di usi e abusi delle fonti energetiche - più o meno "pulite", più o meno "rinnovabili - capita con una frequenza più che notevole di sentire opinioni basate piu' su falsi miti che non su osservazioni critiche di dati tecnici. E questo è allarmante, perchè dimostra quanto sia facile - nella media e nei media - creare, crearsi e sostenere delle opinioni anche laddove non bisognerebbe discostarsi dai fatti.
Ed ecco qualche esempio.