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Siamo un popolo di santi, poeti, navigatori ed eroi, lo sanno tutti.
Per quanto mi riguarda, avendo tracciato qualche rotta, fatto qualche rilevamento e tenuto il timone per qualche nottata, un po' navigatore lo sono.
Avendo poi qualche volta esercitato, o creduto di esercitare, le quattro virtu' cardinali(Prudenza, Fortezza, Giustizia e Temperanza) e due delle tre virtu' teologali, (Speranza e Carita) la santita' - sia pure laica, perche' e' mancata la Fede - penso di averla sfiorata non meno di tanti altri.
Eroi: qua mi tiro in disparte, ad essere eroe non ci tengo, e per gli eroi, almeno per quelli ufficialmente dichiarati tali e quasi sempre strumentalizzati dalle varie propagande, non ho mai avuto una gran simpatia.
Quanto all'essere poeta ... no, non lo sono, ma qualche volta, come ogni bravo italiano che si rispetti, ho provato anch'io a buttar giu' qualche verso.
Ultimamente, sto approfittando dei primi mesi da pensionato per rimettere in ordine la casa. Ho buttato gia' via tre sacchi (di quelli robusti ed enormi da giardinaggio) di cartacce polverose ed inutili, e tra le cartacce ho reperito un mio vecchio sonetto che voleva essere di sapore vagamente seicentesco.
Eccolo (oh, se avete da ridere ridete pure, non mi offendo, in fondo era una specie di parodia):
Chi sono ?
Io son chi fui, ma quel ch'io fui non sono,
ché d'ognuno natura è il divenire;
e il divenir non è ne` rio né buono,
si` ch'io ne` buon ne` rio mi posso dire.
E m'avvien di godere e di soffrire
ma forse è mero inganno ed illusione,
ed è cio' che m'avviene di sentire
sol fantasima in vana apparizione.
E un delirio d'umana malattia
forse saría pure d'Amore il dono
ed ogni sentimento pur follia,
E de' piaceri il languido abbandono
fantasma anch'esso, mera fantasia.
Ma allora, vo pensando , allor, chi sono?
Proseguendo con le ricette, eccone qua una facile facile che mi e' arrivata fresca fresca dal Messico ad opera di un amico telematico di antica data, per giunta omonimo e coetaneo. Dice che l'accostamento tra ricotta e cardamomo fa meraviglie.
La ricetta pero' mi sembrerebbe di origine siculo-araba. Magari gli chiedo da chi l'ha imparata. Intanto stamattina ho comprato l'acqua di rose (che mi servira' anche per tentare di ricostruire la ricetta di un dolce egiziano di cuscus - o forse di burghul - , e il cardamomo).
Mescolare bene ...
350 grammi di ricotta fresca
75 grammi di zucchero al velo
1 cucchiaio di acqua di rose per dolci
i pizzico di semi di cardamomo pestati bene.
Lasciare riposare in frigo per 12 ore e servire freddo in coppette.
Gia' che c'ero, oltre all'acqua di rose e al cardamomo, ho comprato anche:
- lemongrass (erba della famiglia delle cipolle, ma dal profumo di citronella)
- curcuma
- una radice di zenzero
- the nero di Sri Lanka
- una teiera di terracotta Yi Xing.
Le teiere Yi Xing sono fatte di una argilla particolare, che essendo porosa, non conduce il calore, e quindi il the si mantiene caldo molto a lungo. Un mio ex collega cinese, il cui padre era commerciante di the, mi spiegava che questa e' la caratteristica fondamentale di una buona teiera.
Le teiere Yi Xing pero' vanno preparate: quando sono nuove, bisogna metterle in una pentola piena d'acqua fino a coprirle completamente, aggiungere del the nell'acqua (dentro e fuori la teiera) e fare bollire.
Piu' o meno tutti in Italia abbiamo sentito parlare in termini non troppo lusinghieri della cucina britannica, e in particolare di spaghetti stracotti e di carne con la marmellata. Beh, la cucina di Albione non sara' il massimo, ed e' verissimo che da quelle parti gli spaghetti si usa cuocerli fino a che non diventano collosi; ma quella di cui si favoleggia non e' marmellata, o meglio non e' solo marmellata: si tratta della Cumberland Sauce.
Che si prepara come segue.
Si mettono in un frullatore i seguenti ingredienti:
- una scorzetta di arancia (delle dimensioni della classica scorzetta di limone che si mette nel vermut)
- 3/4 di tazza di succo di arancia
- mezza tazza di gelatina di ribes
- due cucchiaiate di Porto
- un cucchiaino da caffe' di radice di zenzero grattugiata
- un cucchiaio raso di amido
- un cucchiaio di succo di limone.
(Se si vuole piccante, si puo' aggiungere qualche goccia di Tabasco).
Si frulla il tutto, e si versa in un tegamino, dove si fa sobbollire fino a che non si addensa.
Si puo' usare per il pollo, ma l'ideale sarebbe servirla calda come condimento per fette piuttosto spesse e grigliate di prosciutto di Praga.
Dato che gli hard-disk piccoli sono ormai una rarita', ne ho comprati due usati su eBay, uno da 1,5GB che serve ad un amico per recuperare, installandovi Linux, un vecchio 486, l'altro da 5GB per me, per fare prove di installazione di vari sistemi operativi. Il venditore si trova a Palermo, io a Catania, distanza circa 200 Km.
Spedizione effettuata con PaccoCelere3 delle Poste Italiane il 16 gennaio. Nessuna traccia della spedizione fino a ieri: oggi finalmente il pacchetto risulta in smistamento con data 18 gennaio. Ma dove si trova? A Roma, in attesa di essere rispedito in Sicilia e finalmente consegnato a Catania.
| 18-01-2006 | SMISTATO HUB IMPIANTO AUTOMATICO | Roma Interporto Hub |
Era da un po' che progettavo di ricominciare a praticare la nobile arte alieutica (che, per i profani, non e' altro che la pesca con canne, lenze ed ami). Sabato scorso mi ero preparato tutto il necessario, ma domenica pioveva, e lunedi' mattina anche. Stamattina invece c'era una pallida schiarita, e sono partito armato appunto di canne, lenze, vermi, ami, piombi, reggicanne ecc.
Naturalmente, dopo tanti anni, mi ero dimenticato di tenere presente che, essendo passato da poco il plenilunio, le maree sono ai livelli massimi. Cosi' ho trovato il mare che copriva parte della spiaggia, ben oltre lo "scalino" della battigia, il che in quella zona non e' buon segno.
Le onde quindi si frangevano molto vicino, ed erano piuttosto incostanti; cosicche' a un certo punto sono stato investito da un micro-tsunami che ha inzuppato la sacca delle canne, nonostante la mia corsa indietro mi ha bagnato scarpe e pantaloni fino al polpaccio, e, cosa peggiore, si e' portato via per intero la scatola delle esche, quindi non mi e' rimasto altro da fare che raccogliere tutta la roba e tornarmene a casa.
In realta', ripensandoci, ora ricordo che le condizioni ottimali del luogo sono:
Luna: al primo quarto - ed era invece quasi piena
Marea: bassa - e invece era alta
Vento: di ponente - e invece era nord-est
Insomma, a pescare oggi non ci dovevo proprio andare.

Il mio primo impatto con la cucina cino-malese fu positivo da un lato, ma alquanto imbarazzante dall'altro.
Avrei potuto avere una guida esperta e piacevole (a bordo dell'aereo avevo fatto conoscenza con una hostess accompagnatrice di una comitiva di turisti, di nome Mariapia, la quale aveva trovato il modo di farmi sapere con discrezione qual era il suo albergo e il programma per la serata del gruppo), ma la coscienza - che, naturalmente, ancora maledico - non mi permise di abbandonare il collega che era con me, anche lui al suo primo viaggio di lavoro nel sud-est asiatico; e cosi' io e il collega cenammo in un ristorante di lusso al centro.
Sichuan sea-food: pesce e crostacei freschissimi da scegliere ancora vivi dall'acquario. E tutto strettamente cinese: niente posate, solo le classiche bacchette. Nessun problema per il classico "appetizer" iniziale: i peperoncini in salsa di soia erano gia' tagliati a tocchetti di misura giusta per poterli maneggiare con le bacchette.
Rinfrancato da cio', ordinai in tutta incoscienza dei "tiger prawns", cioe' dei grossi gamberoni tigrati.
Quando arrivarono, mi accinsi con rassegnazione e buona volonta' al difficile compito di liberarli dal carapace usando le bacchette, ma
dopo un po' che ero intento a quel compito cosi' impegnativo, il mio collega mi fece discretamente notare che tutte le graziose camerierine cinesi del locale si erano raccolte in un angolo del locale, mi guardavano e parlottavano tra loro ridendo.
Evidentemente, stavo facendo qualcosa che dal loro punto di vista era molto buffo.
Guardandomi intorno, mi resi conto che tutti gli avventori di quel ristorante - peraltro molto chic - che avevano ordinato crostacei, li mangiavano tranquillamente con le mani, e se non ricordo male, deponevano le bucce sulle candide tovaglie, a fianco dei piatti di finissima porcellana. Con imbarazzo, ma affettando disinvoltura, mi adeguai all'istante, e le camerierine ripresero in tutta serieta' a servire ai tavoli.
I miei ricordi di Singapore sono soprattutto di tipo culinario. Un piatto che gradivo particolarmente era il satay ayam (spiedini di pollo).
Ho cercato di mettere assieme la ricetta, e ora la scrivo qua.
Satay Ayam
Nella bozza di programma dell'Unione si legge:
«Riguardo al ponte sullo Stretto di Messina proponiamo di sospendere l’iter procedurale in atto e di valutare in concreto le effettive priorità infrastrutturali nel Mezzogiorno».
Fussi ca fussi la volta bona?
"E quannu moru iu chianciti tutti
'n tabbutu m'ati a ffari di ricotti,
ri latu e latu cordi di sasizzi,
e ppi capizzu du' capuna cotti
e ppi cummogghiu piscirova fritti
e ppi cannili dui picciotti schitti
e p' acqua biniritta vinu forti".
La traduzione di "capuna" presenta qualche difficolta'. A Catania i "capuna" sono pesci di passo autunnale, che in italiano si chiamerebbero "lampughe" Ma l'origine dell'ottava e' in Val di Noto, e il contesto mangereccio, di tipo chiaramente agricolo-pastorale , escluderebbe che qui si parli di pesce, quindi sarei propenso a tradurre "capponi".. Ma, a proposito di "capuna" e lampughe, non vorrei fare la figura che hanno fatto Anna e Nora Messina, alle quali fu affidata da Mondadori la traduzione de "Il vecchio e il mare" di Hemingway, e nella traduzione fecero si' che il vecchio si cibasse di delfini crudi pescati con una traina a mano. Assurdo due volte: prima perche' i delfini sono animali di grande intelligenza e mai e poi mai abboccherebbero a un amo, e poi perche' se anche capitasse, non sarebbe certo possibile vincerne la forza con una traina a mano. Cosa era successo? Le brave sorelle traduttrici avevano tradotto il termine "dolphin" usato da Hemingway con l'italiano "delfino". Beh, non erano pescatrici, ma se si fossero informate prima di tradurre "a orecchio" avrebbero scoperto che nei Caraibi e in America in genere il "dolphin" e' la lampuga: proprio quel pesce che a Catania chiamiamo "capuni" e che, quando e' stagione, si pesca tradizionalmente con la traina a mano.

Visto che sono uscito da poco da una antipatica (e pericolosa) infiammazione del colon, devo seguire una dieta protettiva dell'intestino.
E allora divento multiculturale, e domani mi preparero' l' hummus, classico cibo palestinese, siriano, libanese ... insomma di quelle parti la'.
Stamattina, in un negozio di cibi multietnici, ho comprato un vasetto di tahini (che e' una pasta oleosa di sesamo) e un tubetto di harissa (una roba che pare concentrato di pomodoro, e invece e' a base di peperoncino e farina di ceci, piccantissima). La harissa non e' prevista nella ricetta originale dell'hummus. ma a me piace aggiungere un po' di piccante, e poi il peperoncino ha delle virtu' di cui diro' in seguito.
Stasera ho messo a bagno due pugni di ceci, che domani faro' bollire per almeno un'ora. Poi li passero' col passaverdure, ci aggiungero' un pizzico di sale, una puntina di harissa e un paio di cucchiaiate di tahini; ci spremero' dentro uno spicchio di aglio e un limone e lavorero' la purea fino ad ottenere una crema vellutata, aggiungendo se necessario un po' di acqua di cottura dei ceci.
Mettero' l'hummus in una ciotola, vi versero' un filo di olio d'oliva e lo mangero' intingendovi dei pezzi di pane arabo.
L'hummus e' ricco di proteine, di grassi insaturi del sesamo, di fibra alimentare che aiuta l'intestino, di ferro e altri oligoelementi. Il peperoncino e' un antisettico intestinale e infine l'aglio, oltre ad avere anche lui proprieta' antisettiche, e' un regolatore naturale della pressione sanguigna. Inutile dire che il limone contiene acido ascorbico (vitamina C), antiossidante.
Insomma l'hummus, oltre ad essere gustosissimo, e' un concentrato di salute.
